Japan parte II - La città incantata

11:37 Giorgio Furlani 1 Comments

I giorni di permanenza a Tokyo erano ormai terminati, meta successiva Kyoto, l'antica capitale del Giappone, situata nella regione del Kansai a circa 510km da Tokyo.
Grazie al Japan Rail Pass si è potuto prenotare un biglietto del treno Hikari gratuitamente,la partenza è fissata per le tre di pomeriggio, subito dopo la visita al museo Ghibli.
Apro una piccola parentesi su questo: per chi non avesse mai visto nulla prodotto dallo studio Ghibli, raccomando di provare almeno uno dei loro cartoni più famosi, come “la città incantata” o “il castello errante di Howl”, questo museo è un tributo alla grande carriera di Hayao Miyazaki, direttore produttore regista e cofondatore dello studio, pluripremiato artista che ha fatto sognare generazioni di Giapponesi e non, con storie che riportano alle emozioni della nostra infanzia o prima adolescenza, quando il mondo era ancora così grande e pieno di cose da scoprire, e le amicizie si confondevano con l'amore e le cose non dette erano più importanti delle parole.
All'interno del museo non si possono fare foto, così si è costretti a stringere tutto nella propria memoria con una forza quasi violenta, in modo da non perdere quegli attimi in cui ci si è infilati nel labirinto per bambini o si è provato a capire come entrare nel gattobus pur avendo superato l'età limite che consente di farlo.
Usciti dall'edificio, che sembra anch'esso una creazione di Miyazaki, ci dirigiamo alla stazione centrale di Tokyo, biglietto e bottiglia con sali minerali in mano, curioso di provare i famosi bullet train: sensazione un po deludente, ma mezzo estremamente pratico, in due ore e mezzo ci troviamo nel Kansai e quello che percepisco appena messo piede a terra è un atmosfera scostante e contraddittoria degna della tipica filosofia orientale, yin che si trasforma in yang e viceversa in un circolo senza fine.
Se mi chiedeste: Kyoto è una città tranquilla? Io vi risponderei di si.
Se mi chiedeste: Kyoto è una città nevrotica? Io vi risponderei di si.
Certo è che i taxisti non hanno una morale stradale, si infilano ovunque un po a “spallate” e suonano appena il semaforo diventa verde, un po meno politically correct di quello che succede a Tokyo, dove tutti sono più pazienti, o più rassegnati.
Teoricamente fuori dalla stazione di Kyoto ci sarebbero da visitare la Kyoto Tower (brutta copia della torre televisiva di Berlino) ed un paio di tempi buddisti ma la stanchezza e la calura ci impediscono anche solo di pensare di andare a visitarli, farò visita successivamente in una mattinata dove il cielo sembrava cadere in mille schegge d'acqua.
L'appartamento prenotato con largo anticipo su Airbnb si trova nella zona est (so di essere ossessionato con l'est ) proprio a due passi da uno degli svariati corsi d'acqua che attraversano la città, si tratta di un appartamento in stile tradizionale, alla fine di un piccolo vicolo ombreggiato, sorvolato da uccelli di giorno e pipistrelli di notte.
La prima sera ci siamo recati nella ragnatela di stradine che costeggiano il fiume Kamo, la zona di Pontocho raggiunge il massimo del suo splendore dopo il tramonto, quando le calde insegne e le lanterne rosse si accendono. È una zona battuta soprattutto dai turisti ma c'è la possibilità di vedere diverse persone in abiti tradizionali, che sfoggiano orgogliosamente i colori della loro terra.

Impossibile morire di fame qui, i ristoranti sono accatastati l'uno sull'altro e merita una visita, previa prenotazione, di uno di quelli con terrazza sul fiume, attenti però a non attardarvi troppo nella scelta del posto, verso le sette di sera i locali iniziano ad essere decisamente pieni e non chiudono molto tardi. Se sarete fortunati assisterete a qualche divertente messa in scena di cuochi e camerieri, che presi dal fervore inizieranno a scambiare battute coi clienti e a farsi battute a vicenda, urlando nella loro lingua litanie di saluti e arrivederci.

Seguendo i corsi d'acqua si raggiungono piccole piazze e ponticelli caratteristici, dove le coppie più ardenti si tengono addirittura per mano, e si intravedono le sale da tè, frequentate solo da autoctoni. Avvicinandosi al centro sempre proseguendo per strade secondarie ci si imbatte in numerosi palazzi che ospitano un locale differente per ogni piano, si va dai karaoke bar, ai night e alle discoteche, ma quello che va per la maggiore sono i locali jazz e blues.
Anche a Tokyo avevo notato una quantità inusuale di locali dalla nota blu, ma a Kyoto sono veramente ovunque, che si tratti di un piccolo whiskey bar o di un negozio di dischi oppure di un raffinato ambiente, nei vicoli e nelle strade di questa città riecheggiano le note doriche di Miles Davis e la chitarra nasale di
Wes Montgomery: capisco ora lo scrittore giapponese Haruki Murakami che in un modo o nell'altro infila sempre un tocco jazz in ogni suo romanzo (ha addirittura scritto un bellissimo libro sui grandi del jazz), e mi sembra quasi di poterlo vedere mentre apre una di quelle porte nere e si infila solitario in un locale mentre la notte inghiotte la città, seduto in un tavolo in disparte dal quale però può vedere il palco, mentre il ghiaccio si scioglie nel suo bicchiere e l'aria è più nebbia che altro.
Purtroppo anche a Kyoto in estate le giornate sono opprimenti e afose, tormento che ci ha seguiti dal nostro arrivo in terra nipponica, ne ho approfittato quando il tempo ha iniziato a guastarsi e a piovere. Armato solo della mia canottiera e pantaloncini sono uscito sotto la pioggia torrenziale per visitare a piedi alcuni templi e raggiungere zone un po fuori mano, col risultato di tornare a casa con anche le mutande bagnate, ma impreziosito da queste immagini della città frustata dall'acqua, il fiume e i canali gonfi e impetuosi, e finalmente sono riuscito a sedermi sotto il tendone di uno di quei bar dove ci si siede solo al bancone, mentre aspettavo che spiovesse o per lo meno la pioggia calasse di intensità.

Un posto da considerare seriamente sia in caso di pioggia che non, è il Nishiki market, un mercato vecchio di quattrocento anni, coperto per quasi la sua interezza, ospita un numero spropositato di negozi e locali dai prezzi non sempre a buon mercato: ottimo per comprare qualche souvenir oppure tentare la fortuna alle slot machines, mangiare un boccone veloce o bere un caffè da Starbucks, questo luogo di perdizione sito nel centro di Kyoto (downtown) riuscirà in un modo o nell'altro a risucchiare la vostra carta di credito mettendo a dura prova la vostra capacità decisionale, meglio un Kimono da 200 euro oppure mangiare?
Ma arriva anche il momento di lasciare questa città per tornare a Tokyo, più precisamente nella piccola Narita, dove spenderemo l'ultimo giorno prima della partenza per la nostra Londra in un hotel Ryokan ( tradizionale giapponese ) sito di fronte al meraviglioso tempio Shinsho-ji costruito dentro un enorme parco dove mi sono perso tra corsi d'acqua, zanzare e un gatto poco amichevole.
Lasciamo il Giappone alle undici e venti di mattina, ed è strano indossare jeans e camicia dopo quindici giorni di canottiere e shorts, ed è come quando i suoni sono ovattati e man mano si torna a sentire, la lunga traversata verso un luogo conosciuto, salutando un luogo che prima non si conosceva e che ora si ricorderà con malinconia, del resto, questo è il significato di un viaggio.



Prima di partire

Libro: Memorie di una geisha – Arthur Golden

Canzone: Bumpin on sunset - Wes Montgomery 
Film: La città incantata – Hayao Miyazaki

1 commento:

  1. I tuoi resoconti di viaggio sono sempre una lettura piacevole e intelligente

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