La tarda estate di Manchester

05:51 Giorgio Furlani 0 Comments

La prima cosa che ho pensato varcando la soglia di casa di Barry è stata “chi diamine è questo signore pelato con 'ste incredibili sopracciglia?”
Annebbiati dalla stanchezza e dal sonno arretrato io e Lisa ci facciamo aprir la strada dal nostro eccentrico anfitrione che fin troppo gentilmente ci mostra la nostra camera che puzzava di chiuso e muffa, poi, tra un abbraccio e un offerta di mangiare tutti assieme una banana all'una di notte, riusciamo finalmente a buttarci sul letto intriso di umidità. Per la prima volta mi sono figurato che odore possano avere i reumatismi.
Una volta a letto perdo i sensi molto velocemente nonostante la pancia bussi sordi colpi al cervello richiedendo cibo, infondo, avevo solo mangiato un misero panino molte ore prima.
Riprendere i sensi fu repentino quanto perderli: la prima cosa che vidi furono dei bastoni di legno fissati al soffitto Dio solo sa per quale motivo, una ragnatela all'angolo della stanza, degli scaffali di metallo da retrobottega pieni di fogli sparsi e manuali di vario genere.
Non si può dire che la sistemazione fosse ideale ma per quanto avevamo pagato andava bene così. Appena usciti dalla camera siamo di nuovo accolti da Barry, tracotante di affetto e premure, pronto a farci conoscere il famigerato calore del nord Inghilterra e altresì lesto ad offrirci altre banane, tè e biscotti.
Mi sento veramente coccolato, un po come la mamma sa fare e alla fine di mille discorsi siamo nel suo soggiorno e quasi quasi si fa un duetto alla chitarra di fronte alle riproduzioni dei migliori quadri di Mucha, ma desisto all'ultimo perché spasimo per vedere la città che ci ha accolti: Manchester.
Aprirei una parentesi sul fatto che ci troviamo dove ci troviamo: penso esistano pochi posti al mondo fatta ovvia eccezione per Londra, che abbiano dato alla luce una quantità di band come Manchester, tanto da prendersi l'appellativo di MAD-chester, e ancora meno posti che hanno dato alla luce gruppi che piacciono a me, perché diciamolo, quando si parla di musica con me bisogna stare veramente attenti a quel che si dice.
Cito qualche nome, in primis una delle mie band preferite di tutti i tempi, gli Smiths del poco simpatico ma senza dubbio grandissimo Morrissey, i punk Buzzcocks, i new wave Joy Division e poi New Order, i grandissimi Chemical Brothers, quelli che furono definiti i nuovi Beatles ossia gli Oasis, Happy Mondays, Delphic, Stone Roses ma solo per dirne alcuni.
Vivere o visitare Manchester senza conoscere la sua storia musicale è come andare a Firenze ignorando il duomo, gli uffizi e la fiorentina col chianti tutto allo stesso tempo.
Lasciamo la stanza attorno alle dieci di una calda mattina di settembre, vestiti troppo pesantemente a causa di una prematura voglia di autunno.
Vorrei vedere subito il ponte di Princess road dove i Joy Division scattarono le foto per uno dei loro album più famosi ma Lisa mi trascina verso il centro per andare a buttare qualcosa nello stomaco e spinti dalle correnti ci buttiamo in un bar vicino al Calatrava bridge che allaccia i lembi del fiume Irwell.
Essendo stati a Valencia e avendo visto sue opere maestose sparse per l'Italia e l'Europa, questo ponte non mi lascia particolarmente stupito ma tutto il contesto, la passeggiata lungo il fiume, i locali sparsi e gli altri ponticelli, gli edifici post industriali e le paperette, rendono l'insieme gratificante agli occhi. Proseguiamo a nord in cerca di un nuovo orecchino da naso per Lisa, e passeggiamo nella zona di Salford che ha visto in passato le scorribande di Morrissey e Smiths. Dopo qualche foto di rito viriamo a sud-est per visitare il colorato Royal Excange Theatre i cui colori al neon e le atmosfere frizzanti sono in contrasto con il silenzio innaturale della main hall, nella quale riecheggiano i suoni delle tazzine da caffè e il chiacchiericcio è annichilito dall'altezza del meraviglioso soffitto.
Si procede verso il centro della città per una visita alla Manchester art gallery, museo che ha un atmosfera molto casalinga e per niente imbalsamata, ci sono sedie a sdraio all'esterno dove i Mancuniani si bevono il loro caffè nero mentre leggono il giornale o si fanno quattro amorevoli chiacchiere con i vicini di sedia, circondati da un piccolo giardino di orchidee e piante aromatiche.
La parte stupefacente della galleria arriva quasi subito con una hall dedicata a vestiti d'epoca, la sezione anni 30 – 40 è davvero spettacolare, ottima anche la parte di design e come sempre rimango colpito dai pittori preraffaeliti e dalla sezione di arte moderna.
Da li a pochi passi si arriva a Chinatown, la seconda dopo Londra in fatto di dimensioni: gradevole, interessante ed economica, è il classico posto dove mangiare orientale spendendo cifre contenute ed uscendo dal ristorante rotolando, oppure dove tagliarsi i capelli incrociando le dita ma senza alleggerire di troppo il portafogli.
Rifocillati a dovere si procede in direzione nord-est verso il northern quartier, la zona più viva e frizzante del centro, piena stipata di negozi di musica, vestiti vintage e alternativi, negozi di musica caffè bar pub e ristoranti.
Vale la pena spendere diverse ore da Afflecks, un edificio stracolmo dei negozi sopracitati, tattoo shop e per mia grande gioia, un favoloso negozio di videogiochi d'epoca.
Per gli appassionati di abiti vintage consiglio una visita all'Oxfam charity shop e al Retro rehab, per chi non vive senza comprare almeno un vinile alla settimana troverà soddisfacente il Blue vynil, Vynil excange e l'Eastern block records.
Esausti dallo shopping sfrenato si decide di entrare più nell'atmosfera “chill” del norther quartier, spegniamo google maps e lasciamo che il vibe del quartiere ci conduca ad un pub con terrazzo dove bere una birra ghiacciata. Purtroppo non mi sono segnato il nome del posto e la mia memoria si sa, è penosa, per cui non ricordo assolutamente ne dove ne come si chiamava il locale, per cui non vi incuriosirò con troppi dettagli su come siamo stati bene tra gli alberi di melo della terrazza all'aperto.
La sera rientrando in stanza, ci ha accolto di nuovo Barry, vestito in perfetto tema Pride, con zeppe gonnellino e un vesito alla Sailor Moon, con tanto di parrucca bionda e occhiali stile sixties, offrendo salutari drink e come al solito banane.
L'indomani abbiamo preso il treno in direzione Macclesfield, per visitare la tomba di Ian Curtis, cantante della band Joy Division che nei tardi anni 70 ha contribuito alla ricchezza musicale di Manchester.
Macclesfield si rivela un borgo molto piacevole da visitare, piccolo ma vitale con il suo mercato della domenica pieno di stand gastronomici, moltissimi negozi aperti nonostante sia giorno festivo ( l'Inghilterra è un paese sostanzialmente ateo, quindi il concetto della domenica come giorno di riposo non è molto presente) e gremito di persone allegre, famiglie, bambini e anziani. Probabilmente i giovani preferiscono trasferirsi nella vicina Manchester per studiare e lavorare, questa cittadina non sembra offrire enormi svaghi ma la sua atmosfera ci culla per tutto il tempo, tempo che sembra scorrere pigramente, tra una chiacchiera con gli amici ed una pinta di birra.
Purtroppo il nostro di tempo in quell'atmosfera così rilassata stava terminando, per cui siamo risaliti sul treno dopo un rifocillante hamburger con patatine in un american bar esattamente di fronte alla stazione dei treni di Macclesfield, per poi prendere la coincidenza col nostro treno verso Londra.
Riguardando le foto di Manchester si sente il suono tagliente delle band che ci sono nate e vissute, immagino questa città post industriale nei suoi inverni più freddi e piovosi dove giovani artisti esorcizzavano il loro disagio attraverso una musica che sarebbe rimasta per sempre e che tutt'ora, mi accompagna giorno dopo giorno.


Prima di partire
Film: Control – Anton Corbijn
Canzone: Charming man – The Smiths, Ever fallen in love – Buzzcocks, I wanna be adored, Stone Roses, New Order – Ceremony, Joy Division – Love will tear us apart
Libro: Autobiography - Morrissey

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